039 9008863 - 344 0691479 - 348 5318780 info@four.srl

Con questo articolo vogliamo inaugurare una rubrica di libri di Four S.r.l. Iniziamo con un saggio, che si intitola La vita nascosta degli oggetti tecnologici, a cura della sociologa americana Sherry Turkle, edito da Ledizioni di Milano.

Nel testo, che parla di diversi oggetti (dai cellulari alla televisione, dai videogiochi ai videopoker), c’è spazio anche per i defibrillatori, ma quelli cardiaci impiantabili. Così sono definiti su Wikipedia: “Il defibrillatore cardiaco impiantabile (in inglese implantable cardioverter-defibrillator o ICD) è un dispositivo elettrico utilizzato nei pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa. Esso viene impiantato chirurgicamente sottocute nella regione pettorale, preferibilmente a sinistra, posizionando gli elettrodi negli atri e nei ventricoli per via transvenosa”.

Il breve saggio, a cura di Anne Pollock, ci ha subito incuriosito. Parla, per dirla con la prosa dell’autrice, di “congegni sono simili nella forma ai pacemaker ma per funzione somigliano di più ai defibrillatori esterni a piastre resi celebri dalle varie serie televisive”. Creato negli anni Ottanta, si stima che nel 2001 erano già 100.000 gli americani che portavano questo impianto salvavita nel torace. Un po’ come avere un pronto soccorso nel petto. Non proprio i nostri dae, ma il tema ci ha intrigato e siamo andati avanti nella lettura.

Questi dispositivi furono introdotti per monitorare aritmie pericolose e per infondere automaticamente uno shock al cuore in modo da farlo ritornare al battito regolare, gli ICD (questa la sigla dei defibrillatori cardiaci impiantabili) sono destinati a proteggere le persone ad alto rischio di arresto cardiaco improvviso. Mirano quindi a prolungare la vita del paziente, ma finiscono inevitabilmente con il cambiare il modo in cui questo gestisce la propria esistenza e il significato di quest’ultima. Di questo parla il saggio: di come cambia la vita dei pazienti dopo l’operazione e l’impianto. Una vita tutto sommato normale, ma che da un momento all’altro può metterli di fronte a una scossa interna.

Così scrive la Pollock: “Avere una macchina dentro di sé che puntualmente infligge uno shock che riporta in vita è una esperienza che fa sorgere una serie di domande un tempo sollevate solo nella narrativa fantascientifica o nella bioetica filosofica. Come può la scossa inflitta da un ICD – un intervento biotecnologico traumatico – cambiare quella vita che esso
cerca di prolungare? E come cambia invece quella morte che sta cercando di posticipare? La morte per un paziente con ICD non sta lì ad aspettare in silenzio; è preannunciata da ogni shock”. Per questo l’autrice ha intervistato 11 pazienti impiantati con questo dispositivo che vivono in diverse zone degli Stati Uniti e che provengono da ambienti diversi per cultura e ambito finanziario. Nonostante la loro diversità, le loro storie avevano molto in comune: per i pazienti era difficile, se non impossibile, comunicare l’esperienza degli shock e il presentimento della morte. Diversamente dalle piastre del
pronto soccorso, i defibrillatori impiantati operano senza personale medico di assistenza. I racconti che ne fanno i pazienti sono interessanti, a volte impressionanti. C’è chi si è pentito del trapianto, chi ha imparato a conviverci. Ma tutti sono vivi.

Al di là delle considerazioni psicologiche, forse filosofiche, quello che interessa a noi di Four è che si parli, sempre più, di questi temi, anche prendendo in considerazione delle sfumature come queste. L’importante, però, è che si continui a salvare delle vite umane.

 

Iscriviti alla nostra Newsletter

Iscriviti alla nostra Newsletter

Ti sei iscritto con successo!

Pin It on Pinterest

Share This