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Il discorso sulla cultura degli alibi è uno dei cavalli di battaglia di Julio Velasco sulla leadership. Scopriamone insieme i punti fondamentali.

Uno dei discorsi più celebri di Julio Velasco sulla leadership è quello sulla cultura degli alibi, e di come un buon leader debba fare tutto il possibile per arginarla o annullarla. Chiunque si occupi di management o coaching aziendale quasi sicuramente ha avuto a che fare con la cultura degli alibi, anche se probabilmente non ha mai avuto un vero nome per gestirla.

 

Cos’è la cultura degli alibi?

Prima di tutto, la cultura degli alibi va spiegata: solo contrastandola e permettendo ai membri del nostro team di abbandonarla, infatti, sarà possibile instaurare nelle persone di cui siamo responsabili la mentalità vincente. Si tratta di un comportamento tossico, che impedisce qualsiasi forma di critica costruttiva e di opportunità di crescita.

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Velasco normalmente la racconta a partire da un aneddoto delle sue prime esperienze sportive.
Quando da ragazzo giocava con le squadre locali in Argentina, capitava spesso che partecipasse a tornei sulla spiaggia, il più delle volte con squadre costituite in buona parte da giocatori professionisti o semi professionisti provenienti dalla pallavolo indoor.
Molto spesso queste squadre perdevano, e in quelle occasioni i giocatori spiegavano il fallimento in molti modi, per esempio “con la sabbia non riesco a saltare”; “non sono abituato ad avere il sole negli occhi” e così via.

Quindi, conclude Velasco ironicamente, la colpa non è mai del giocatore, ma sempre di qualche causa esterna. Questa, in poche parole, è la cultura degli alibi.

 

“Non è colpa mia”

L’aspetto più deleterio della cultura degli alibi è che le persone che la usano, apparentemente, non hanno mai alcuna responsabilità: si perde una partita per colpa del campo, non si ottiene un risultato per colpa della concorrenza, si manca un obiettivo per colpa del dipartimento tecnico e così via. Ricordiamoci che, se vogliamo fare il passaggio di qualità da manager a leader, per esempio, è importante che oltre alle direttive si riescano a introdurre nel team cambi di mentalità.

L’annullamento della cultura degli alibi è senza dubbio uno dei primi passi da fare per costruire una squadra vincente. Purtroppo per noi, questa cultura è particolarmente diffusa presso alcuni popoli (latini soprattutto), e ha le origini in una sorta di fatalismo, che coinvolge anche noi italiani. Superarla, tuttavia, significa abbattere un’importante barriera fra il nostro team e il successo.

 

Abbattere il pessimismo

Un altro esempio di cultura degli alibi, sempre mutuato dall’esperienza sportiva, è quello che si manifesta in presenza di nuove tecniche, nuove tattiche e nuove strategie.
Quando sulla scena si presenta qualcosa di nuovo e che richiede una preparazione specifica o un allenamento particolare, la prima giustificazione che si cerca è “loro ci riescono perché sono più preparati/ più bravi / migliori”. Un’altra deriva della tecnica degli alibi, altrettanto deleteria per il gruppo, il team e l’azienda: assumere che un risultato di altri sia inarrivabile, infatti, blocca qualsiasi possibilità di crescita ed evoluzione.

Trovare alibi per ogni nostro insuccesso o errore blocca qualsiasi possibilità di crescita e di miglioramento, semplicemente perché, spostando la responsabilità all’esterno, di fatto se ne delega il controllo e la responsabilità ad altri.

 

La cultura degli alibi in azienda

Sfortunatamente, il mondo dello sport non è l’unico in cui questo tipo di attitudine è diffuso. Lo vede chiunque lavori in qualsiasi tipo di azienda in cui sia abituale avere o ricevere un po’ di pressione, esterna o interna.
In caso di problemi o insuccesso, c’è sempre quantomeno una responsabilità condivisa, come se nessuno avesse carattere a sufficienza per prendersi interamente la responsabilità di quanto accade. Possono esserci cause ambientali, oppure esterne. Oppure semplicemente il mercato è in crisi, la concorrenza troppo forte, e così via. Ma cosa deve fare un leader per combattere la cultura degli alibi?

Sfortunatamente, non ci sono regole o formule, perché la dinamica di ogni gruppo differisce da quella degli altri. Una cosa è certa: saper motivare è senza dubbio un passo avanti, ma anche saper dare le giuste regole e una buona disciplina può essere di aiuto. Senza dimenticare che un buon leader sa anche riconoscere il valore delle persone con cui lavora. Un ambiente costruttivo, in cui gli errori diventano opportunità per crescere e migliorare, aiuterà sicuramente a scardinare la cultura degli alibi.

 

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